domenica 15 aprile 2018

Nuove prove dell'alluvione Zancleana nel Bacino del Mediterraneo

Stratigrafia sismica del Bacino Occidentale Ionico, estratto da
 Micallef A. et al., (2018).

Aaron Micallef dell’Università di Malta e Angelo Camerlenghi dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale - OGS hanno scoperto una quantità considerevole di sedimenti che sono stati erosi e trasportati da un alluvione catastrofica avvenuta 5,33 milioni di anni fa. Prima di questo studio, si ipotizzava che l'alluvione zancleana avesse nuovamente riempito il Bacino del Mediterraneo determinando la fine della Crisi di Salinità del Mar Mediterraneo. Ora, esistono prove che ovviamente dovranno essere confermate da ulteriori indagini. La crisi di salinità messiniana (MSC), che rappresenta il cambiamento ambientale più improvviso su scala globale dalla fine del Cretaceo, è stata ampiamente associata alla quasi totale evaporazione del Mar Mediterraneo. Rimane una questione aperta e importante, il modo in cui le normali condizioni marine sono state bruscamente ripristinate alla fine della MSC. In questo studio Micallef A. et al., (2018), pubblicato su Scientific Reports,  sono stati utilizzati i dati geologici e geofisici per identificare un corpo sedimentario estensivo, sepolto e caotico, depositatosi nel bacino ionico occidentale dopo i massicci sali messiniani e prima della sequenza sedimentaria marina aperta del Plio-Quaternario. I ricercatori dimostrano che questo corpo è coerente con il passaggio di un'alluvione catastrofica avvenuta nel Bacino del Mediterraneo attraverso un passaggio siciliano sud-orientale. I risultati dello studio forniscono le prove che il corpo sedimentario identificato rappresenta il giacimento più ampio della più estesa e intensa alluvione verificatasi sulla Terra. La crisi di salinità del messiniano (MSC) è stato un evento paleo-oceanografico eccezionale che ha interessato la regione mediterranea da 5,97 a 5,33 Ma. Una temporanea restrizione dello Stretto di Gibilterra e l'espansione della Calotta polare Antartica hanno indotto uno squilibrio tra l'evaporazione e la quantità di acqua marina, trasformando il Mar Mediterraneo in un gigantesco lago ipersalino e determinando la deposizione di sequenze di sali spessa chilometri. Considerando il campionamento delle sequenze sedimentarie della MSC durante il Deep Sea Drilling Project (DSDP) negli anni '70, l'ipotesi dell'alluvione Zancleana, è stata considerata uno scenario plausibile per la cessazione della MSC. Tuttavia, la presenza di depositi lacustri salmastri in cima ai sali messiniani è stata utilizzata per mettere in discussione questa ipotesi, suggerendo invece una fuoriuscita di acqua di Paratethyan (ex Mar Nero) seguita da un afflusso atlantico una volta riempito il bacino del Mediterraneo. Secondo la catastrofica teoria delle inondazioni, i rilievi topografici del bacino del Mediterraneo hanno subito un'erosione estesa che dovrebbe essere identificabile nei sedimenti più a valle. Tuttavia, le prove per la deposizione del materiale eroso sono state finora elusive.

martedì 19 dicembre 2017

Un nuovo satellite dell'ESA per monitorare la qualità dell'aria con una maggiore precisione

Un nuovo satellite dell'ESA utilizzato per l'osservazione della Terra denominato Sentinel-5P è dotato di uno strumento avanzato di monitoraggio dell'atmosfera che può eseguire la scansione della Terra con una risoluzione maggiore rispetto a qualsiasi altro strumento in orbita. Il nuovo spettrometro collocato a bordo della navicella rivela gli inquinanti presenti nell'atmosfera del nostro pianeta con una definizione senza precedenti. Sentinel 5P è in grado di tracciare gas quali biossido di azoto, ozono, formaldeide, anidride solforosa, metano e anidride carbonica, importanti per la qualità dell'aria e del clima. L'immagine mostrata sopra evidenzia l'inquinamento da Biossido di azoto presente in Europa il 22 novembre 2017. Le concentrazioni più elevate sono sopra la Pianura Padana e nella Germania occidentale, probabilmente associate alla combustione di combustibili fossili proveninenti dall'industria e dal traffico stradale. Riferimento: Advanced Satellite Tracks Air Pollution in Extraordinary Detail.
Questa mappa globale mostra la concentrazione del biossido di azoto nella troposfera rilevata dallo strumento di monitoraggio dell'ozono ubicato a bordo del satellite Aura, nel 2014. Riferimento: New NASA Satellite Maps Show Human Fingerprint on Global Air Quality.

Aumento della frequenza e dell'intensità degli eventi estremi di origine antropica

L'American Meteorological Society (AMS) ha pubblicato una relazione dal titolo 'Explaining Extreme Events from a Climate Perspective', in cui dimostra come alcuni eventi estremi non si sarebbero verificati in un clima preindustriale. Gli eventi a cui si riferisce il rapporto sono stati il ​​caldo record del 2016, il caldo in tutta l'Asia e l'ondata di calore registrata al largo della costa dell'Alaska. Altri tipi di eventi meteorologici estremi dell'edizione di quest'anno includono le ondate di calore oceaniche, gli incendi boschivi, le tempeste di neve, le gelate, le intense precipitazioni, la siccità e gli eventi estremi di caldo e di freddo osservati sulla terraferma. Nel rapporto di quest'anno sono state esaminate diverse ondate di calore sulla terraferma e negli Oceani, tranne una, in cui hanno trovato un nesso tra il cambiamento climatico e l'aumento della gravità degli eventi. Mentre i  cambiamenti climatici causati dall'essere umano hanno mitigato la temperatura invernale in Cina, non hanno influenzato la tempesta degli Stati Uniti Jonas che ha colpito il Medio Atlantico nell'inverno del 2016. In questo rapporto, ventuno dei ventisette articoli di questa edizione hanno identificato il cambiamento climatico come un fattore determinante di un evento, mentre altri no. Dei 131 documenti ora esaminati in questo studio negli ultimi sei anni, circa il 65% ha identificato un ruolo per il cambiamento climatico, mentre circa il 35% non ha riscontrato un effetto apprezzabile.

sabato 16 dicembre 2017

La faglia di Piqiang in Cina fotografata dal Satellite Landsat 8

La faglia di tipo trascorrente sinistro a Piqiang in Cina, fotografata dal Satellite Landsat 8 il 30 Luglio del 2013. I colori riflettono le rocce che si sono formate in tempi e ambienti differenti. Gli strati rossi in alto, rispetto alla sequenza, corrispondono ad arenarie del Devoniano, composte da antichi sedimenti fluviali, mentre gli strati verdi sono arenarie del Siluriano formatesi in un oceano moderatamente profondo. Gli strati color crema sono costituiti da calcari del Cambriano-Ordoviciano che si sono depositati in un oceano poco profondo. Riferimenti Bibliografici: Faults in Xinjiang - NASA Earth Observatory.

L'Italia durante l'Ultimo Massimo Glaciale

L'Italia durante l'Ultimo Massimo Glaciale o glaciazione Würm nella regione alpina, che iniziò circa 115.000 anni fa e terminò 11.700 anni fa. Durante questa glaciazione i livelli dei mari si abbassarono di oltre 120 m. Quando la media della temperatura dell'aria era di 4.5 °C inferiore rispetto all'attuale. Riferimenti Bibliografici: Litho-palaeoenvironmental Maps of Italy During the Last Two Climatic Extremes, Climex Maps - LGM Map of Italy, Last Glacial Maximum in Europe, EGU 

mercoledì 22 novembre 2017

Il monitoraggio degli aerosol per studiare le correnti atmosferiche


Monitorare gli aerosol trasportati dai venti permette agli scienziati di osservare le correnti atmosferiche. Il video e l'immagine che ho pubblicato mostrano una ricostruzione dell'itinerario del sale marino, della polvere e del fumo avvenuto dal 31 luglio al 1° novembre del 2017. Il primo dettaglio che si nota è rappresentato dalla lunga percorrenza delle particelle di aerosol. Il fumo degli incendi visibile nel Nord-Ovest del Pacifico viene catturato in un sistema meteorologico e trasportato fino all'Europa. Gli uragani si formano al largo della costa africana e attraversano l'Atlantico per poi scaricare la loro energia negli Stati Uniti. La polvere del Sahara viene trasportata nel Golfo del Messico. Per comprendere l'impatto degli aerosol, gli scienziati devono studiare il processo rappresentato come un Sistema Globale. Il gruppo di studio del Global Modeling and Assimilation (GMAO) del Goddard Space Flight Center della NASA  ha sviluppato il Goddard Earth Observing System (GEOS), un nuovo modello matematico realizzato per  l'osservazione dei fenomeni atmosferici. Le simulazioni del supercomputer, combinate con i dati dei satelliti della NASA, migliorano la nostra comprensione scientifica inerente a specifici processi chimici, fisici e biologici. Durante la stagione degli uragani del 2017, le tempeste sono state visibili a causa del sale marino che veniva catturato dalle medesime. I venti intensi presenti in superficie hanno sollevato il sale marino nell'atmosfera inglobando le particelle all'interno della tempesta. L'uragano Irma è la prima grande tempesta che si é generata al largo delle coste dell'Africa. Mentre si elevava in quota, la polvere sahariana veniva assorbita dalle goccioline delle nuvole e infine eliminata sotto forma di pioggia. Questo processo avviene con la maggior parte delle tempeste, ad eccezione dell'uragano Ophelia. Formatosi più a nord come la maggior parte delle tempeste, Ofelia viaggiò verso est raccogliendo polvere dal Sahara e dai grandi incendi del Portogallo. Mantenendo il suo stato di tempesta tropicale più a nord di qualsiasi altro sistema nell'Atlantico, Ofelia trasportò il fumo e la polvere in Irlanda e nel Regno Unito. Le simulazioni al computer che utilizzano i modelli GEOS consentono agli scienziati di vedere come i diversi processi si adattano e si evolvono come un sistema. Utilizzando modelli matematici per rappresentare i processi atmosferici, possiamo separare il sistema in varie sezioni e comprenderne meglio le leggi fisiche che li governano.  

Autori:

Matthew R. Radcliff (USRA): Lead Producer
Aaron E. Lepsch (ADNET Systems, Inc.): Technical Support
William Putman (NASA/GSFC): Lead Scientist
Anton S. Darmenov (NASA/GSFC): Scientist
Ellen T. Gray (ADNET Systems, Inc.): Narrator
Pe questo articolo citare il:
NASA's Goddard Space Flight Center
Link abbreviato:
http://svs.gsfc.nasa.gov/12772
Questo articolo fa parte di queste serie:
GEOS-DAS
Hurricanes
Narrated Movies

mercoledì 15 novembre 2017

La fauna del mare interno Cretacico

Le  rocce sedimentarie  dimostrano che il Canale accoglieva un mare caldo e tropicale, infatti sono state rinvenute anche diverse   alghe calcaree.
La fauna marina, che visse durante il Cretaceo, nel canale interno occidentale. 
Carta geologica del Cretaceo realizzata da Ron Blakey.
Durante il Cretaceo, il canale interno occidentale divideva l'America settentrionale in due grandi porzioni di isole continentali. Il mare di Niobrara era caldo e poco profondo, circa 800 metri, copriva 1,7 milioni di chilometri quadrati di pianura costiera, compresa l'attuale  provincia di Alberta, circa 74 milioni di anni fa. Il mare interno occidentale ospitava rettili marini come i predatori all'apice mosasauridi, che potevano raggiungere anche i 17 metri di lunghezza, i plesiosauri, pesci ossei come lo Xiphactinus lungo 5 metri, squali e invertebrati come i molluschi cefalopodi, ammoniti e belemniti. Nel cielo volavano uccelli come l'Hesperornis e l'Ichthyornis, e grandi pterosauri come il Nyctosaurus e lo Pteranodon. Tuttavia, questo canale interno scomparve circa 72 milioni di anni fa, in quanto si innalzò il fondale sabbioso a causa delle spinte delle placche tettoniche, lasciando uno spesso strato di depositi marini noti come la Formazione di Bearpaw. Riferimento: Royal Tyrrell Museum.

martedì 7 novembre 2017

Tredici istituti di ricerca americani attribuiscono all'uomo la causa del surriscaldamento globale degli ultimi 140 anni

Raffronto eseguito con misurazioni strumentali dal 1880 tra forzanti climatici naturali e antropici, da Canty et al., (2013).
Il 3 Novembre del 2017 un gruppo di scienziati ha rilasciato una nuova relazione che spiega come i cambiamenti climatici stiano influenzando il clima negli Stati Uniti e quali saranno i futuri scenari. Lo studio del Climate Science Special Report (CSSR) afferma: "È estremamente probabile che l'influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento riscontrato dalla metà del XX secolo". Conclude la relazione. "Per il riscaldamento del secolo scorso, non esiste una spiegazione alternativa convincente sostenuta dalla portata delle prove osservazionali". E le prove osservazionali dell'origine antropica sono molteplici. Migliaia di studi esposti nel documento dimostrano che stanno aumentando le temperature superficiali, atmosferiche e oceaniche; i ghiacciai si fondono; si sta riducendo la copertura della neve;  l'estensione del ghiaccio marino; aumenta il livello del mare; l'acidificazione dell'Oceano;  aumentano l'intensità e la frequenza delle piogge, degli uragani, delle ondate di calore, degli incendi e della siccità. La relazione descrive meticolosamente come questi effetti possano essere ricondotti in larga misura alle attività umane e alle relative emissioni di gas ad effetto serra.  Ad esempio, senza grandi riduzioni delle emissioni, l'aumento della temperatura media annua globale, rispetto ai tempi preindustriali, potrebbe raggiungere i 5 °C o più entro la fine di questo secolo. Nonostante vi sia stato un rallentamento nei valori delle emissioni, questa tendenza al rallentamento non limiterebbe il cambiamento della temperatura media globale a 2  °C, rispetto ai livelli preindustriali, entro la fine del secolo. La National Oceanic and Atmospheric Administration è la principale agenzia amministrativa che ha collaborato alla stesura del nuovo studio. Altre agenzie coinvolte includono la National Aeronautics and Space Administration e il Dipartimento per l'Energia; insieme ai rappresentanti dei laboratori nazionali, delle università e del settore privato hanno. Riferimento:  Eos: Earth & Space Science News How Will Climate Change Affect the United States in Decades to Come?

venerdì 3 novembre 2017

Osservata la correlazione tra l'espansione dei fondali oceanici e gli eventi sismici

Topografia del fondale oceanico della NOAA.
Noi sappiamo che l'attività vulcanica provoca l'estensione del fondale marino lungo le dorsali oceaniche, formando nuove porzioni di crosta e di mantello. La nuova litosfera oceanica si contrae del 3% quando si solidifica. Questa riduzione della massa litosferica può causare terremoti sottomarini. La meccanica di base relativa ai movimenti delle placche tettoniche risulta attualmente abbastanza ben compresa. Tuttavia, gli scienziati non sono in grado di prevedere ancora con precisione di quanto si possa contrarre orizzontalmente la litosfera oceanica durante questo processo. Gli scienziati giapponesi Sasajima e Ito,  hanno studiato questa contrazione termica esaminando gli effetti dell'energia rilasciata dai terremoti nelle sezioni di litosfera oceanica (circa 5-15 milioni di anni), negli ultimi 55 anni. Essi hanno anche simulato questa attività utilizzando alcuni modelli matematici. Il gruppo ha trovato una differenza distinta in due componenti dello stress rilasciato: una parallela alla dorsale e un'altra perpendicolare al crinale (cioè nella direzione di estensione del fondale marino). In pratica, la dorsale oceanica é stata sottoposta ad un rilascio di stress estensivo maggiore di sei volte, mentre il fondale ha resistito per ben otto volte all'intensità della spinta compressiva. Nella loro simulazione numerica, i ricercatori hanno scoperto che la litosfera oceanica recente, raramente si contrae nella direzione parallela alla dorsale. Il gruppo ha concluso che, lo strato del mantello posto sotto la litosfera, conosciuto come astenosfera, quindi a bassa viscosità, é meno resistente perché anche le dorsali oceaniche sono relativamente deboli, quindi, la nuova litosfera oceanica è in grado di espandersi più liberamente.