giovedì 31 dicembre 2015

Limitare il traffico veicolare e ridurre la temperature nelle abitazioni? Sono le biomasse che inquinano le città

Le iniziative intraprese dai politici in merito al'inquinamento cittadino hanno un effetto molto relativo, quasi nullo. E' inutile che si affronti il problema solo quando si presenta in tutta la sua gravità, la propaganda elettorale non serve a niente. Il traffico veicolare ha una certa responsabilità nel causare l'inquinamento da particolato nelle città, tuttavia, c'é un'altra tipologia di combustione che immette un maggiore quantitativo di pm nella troposfera ma 'forse' nessuno se ne accorto, o qualcuno fa finta di non capire? Hanno incentivato l'uso dei combustibili naturali per riscaldare gli ambienti interni, ora si scopre che l'incremento della combustione delle biomasse è uno dei maggiori responsabili dell'aumento di particolato che ogni anno causa insieme ad altri gas e polveri, 87.000 decessi solo in Italia. Un'analisi pubblicata sul sito dell'ASPO, chiarisce l'argomento.

domenica 27 dicembre 2015

Inquinamento troposferico causato del monossido di carbonio

Incolore, inodore, e velenoso, il monossido di carbonio è uno dei sei principali inquinanti atmosferici che vengono prodotti quando i combustibili a base di carbonio, come il carbone, il legno, e l'olio, bruciano parzialmente o con sistemi inefficienti, producendo appunto il monossido di carbonio (CO). Questa animazione realizzata dalla NASA, mostra le medie mensili delle concentrazioni globali di monossido di carbonio troposferico ad una altitudine di circa 3.600 m misurate dal 2000/2015. I dati sono stati raccolti dal satellite MOPITT (Measurements Of Pollution In The Troposphere). Negli Stati Uniti, ogni anno ricorrono a cure mediche 40.000 persone a causa di avvelenamento da questo gas, Hampson NB (September 1998). L'intossicazione da monossido di carbonio (CO) è la forma più comune di avvelenamento e tra le prime cause di morte nei paesi industrializzati.

venerdì 25 dicembre 2015

La Terra e la Luna fotografate dal Rover Curiosity della Nasa

 
Immagini del NASA/JPL-Caltech/MSSS/TAMU.
Il Rover Curiosity della NASA ha fotografato per la prima volta la Terra dalla superficie del Pianeta Rosso il 31 gennaio del 2014, 40 minuti dopo il tramonto (ora locale). Per avere una cognizione delle distanze, ricordo che Marte dista dalla Terra 225.300.000 km e 227.900.000 km dal Sole. Questa suggestiva immagine mostra il nostro Pianeta che brilla nello spazio visibile da Marte, con la Luna che splende sulla destra. I funzionari della NASA hanno detto che: "Se un uomo con una vista normale si trovasse su Marte potrebbe facilmente vedere la Terra e la Luna come due oggetti distinti". A parte alcuni ritocchi che sono stati apportati per eliminare gli effetti dei raggi cosmici, le fotografie effettuate dal Rover Curiosity non sono state modificate.

giovedì 17 dicembre 2015

Riduzione del volume di ghiaccio Artico dal 1990 al 2015

Mark Tschudi del NOAA, ha realizzato questa animazione che mostra come si è ridotta dal 1980 la quantità di ghiaccio perenne nell'Artico. Il ghiaccio più antico è bianco; il più recente (stagionale) è blu scuro. Nel 1985, il 20% della banchisa artica era formata da ghiaccio più antico, ma nel marzo 2015, questo ghiaccio costituiva solo il 3% della banchisa.

martedì 15 dicembre 2015

I vulcani della Terra emettono più anidride carbonica delle attività umane?


I gas vulcanici interagiscono con l'atmosfera in vari modi. I risultati degli studi effettuati indicano che la risposta a questa frequente domanda è chiara e inequivocabile, "NO".
Volcanoes can affect the Earth's climate, USGS.

giovedì 3 dicembre 2015

Clima arido come il Nord Africa nel Sud Italia e 33 zone costiere a rischio inondazione

Il cambiamento climatico potrebbe avere ripercussioni particolarmente evidenti nel nostro Paese. Per collocazione geografica e conformazione, infatti, l’Italia è più esposta di altre zone all’impatto dell’aumento delle temperature globali, con il rischio di diventare già in questo secolo sempre più simile al Nord Africa, ma anche di vedere sommerse dal mare aree costiere particolarmente vulnerabili, ben 33 in tutto il territorio nazionale. È quanto emerge da alcuni recenti studi dei ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’ENEA coordinato da Gianmaria Sannino. Secondo uno Studio ENEA pubblicato su Scientific Reports, il clima del Sud Italia rischia di diventare quello tipico del Nord Africa, con estati ed inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che determinerà il progressivo inaridimento dei suoli, con ripercussioni su agricoltura, attività industriali e salute umana. Se il Sud Italia rischia di avere un clima nordafricano, il Nord Europa tenderà a “mediterraneizzarsi”, in particolare Europa nord-occidentale, Gran Bretagna e Scandinavia avranno estati molto più secche ed inverni più piovosi rispetto ad oggi.
Le proiezioni realizzate attraverso i modelli climatici mostrano che le aree mediterranee si espanderanno anche verso le regioni europee continentali, coinvolgendo i Balcani settentrionali e la parte sud-occidentale di Russia, Ucraina e Kazakistan, dove prevarrà un clima sempre più mite caratterizzato da un aumento delle temperature invernali. E lo stesso fenomeno potrebbe interessare anche il Nord America, in particolare la parte nord-occidentale. Per effetto del cambiamento climatico, inoltre, migliaia di ettari di territorio nazionale potrebbero essere sommersi dal mare. Secondo le proiezioni realizzate dai ricercatori ENEA, sono 33 le aree costiere ad alta vulnerabilità in tutta Italia che rischiano di essere inondate, come ad esempio la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania. “Un sistematico di monitoraggio con mareografi e satelliti ed un’attenta programmazione delle attività antropiche che insistono sulle coste potrebbero essere di grande aiuto per prepararsi agli scenari futuri”, sottolineano i ricercatori ENEA.
Da questi studi emerge inoltre che l’Italia sarà soggetta ad un incremento della frequenza degli eventi estremi, come ad esempio alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi, ondate di calore e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi. Oltre all’Italia, anche Spagna meridionale, Grecia e Turchia risultano maggiormente vulnerabili rispetto al surriscaldamento del Pianeta. Anche F. Antonioli et al. (2017), descrivono su Quaternary Science Reviews, l'innalzamento del livello del mare di quattro aree della penisola italiana entro il 2100. Le stime dello studio si basano sulle pubblicazioni: Rahmstorf (2007), Science, la seconda Vermeera & Rahmstorf (2009), PNASLambeck et al., (2010), e sul report IPCC-AR5 del 2013, per gli scenari RCP-8.5 (www.ipcc.ch) dei cambiamenti climatici, adattati alle percentuali dei movimenti terrestri verticali (isostasia e tettonica), Come spiega la National Geographic, 2100 le mappe dell'Italia sott'acqua.

martedì 1 dicembre 2015

Morti premature a causa dell'inquinamento atmosferico, l'Italia nella UE risulta tra i primi

I valori di PM10 raggiunti nei 28 Stati della UE.
 I puntini rossi indicano le stazioni in cui sono stati rilevati valori superiori al limite giornaliero. Sono state incluse nella mappa solo le stazioni con> 75% dei dati validi.
Rudolf Husar, un fisico dell'atmosfera specializzato negli studi sull'inquinamento atmosferico e ambientale che lavora presso la Washington University, afferma sul sito del NASA Earth Observatory che la fitta nebbia osservata nella Pianura Padana durante la stagione fredda è formata anche dal particolato. La foschia bluastra è probabilmente costituita da residui solidi o liquidi che vengono rilasciati quando le gocce di nebbia evaporano. 
L'inquinamento atmosferico rappresenta il rischio più grande di morti premature in Europa, oltre ad accorciare la durata della vita delle persone contribuisce alla diffusione di gravi patologie come le malattie cardiache, respiratorie e tumorali.